Una speciale Madonna in ottone

I primi lampadari (lat. candelabrum, letteralmente “supporto per candele”), intesi come dispositivi di illuminazione pensili, composti da un corpo centrale dal quale si dipartono un numero variabile di bracci portacandele fissi o mobili, risalgono al mondo antico e la loro presenza é ben documentata in ambito etrusco, romano e bizantino. Questi manufatti originariamente concepiti per illuminare luoghi pubblici sacri, avranno poi grande fortuna e diffusione con l’avvento del Cristianesimo, diventando soprattutto in età medievale importanti elementi funzionali e simbolici spesso al centro della maggior parte delle cattedrali e delle chiese. Solo più tardi, intorno al XV secolo, il lampadario inizia a comparire anche in ambito privato come un oggetto di lusso, appannaggio esclusivo di importanti e ricche famiglie, tese ad affermare anche attraverso l’arte e la decorazione della dimora la propria supremazia culturale ed economica.

 

A sinistra: Lampadario in ottone, 1525-1550 circa, Rijksmuseum, Amsterdam; a destra: Lampadario in ottone, metà XV secolo, Metropolitan Museum, New York

 

Peraltro, la luce nell’immaginario medievale e rinascimentale riveste un ruolo centrale – soprattutto in ambito nord-europeo – e non è dunque un caso che proprio in quelle aree del Vecchio Continente ed in particolare nel mondo fiammingo si diffondano i primi lampadari domestici, tipicamente realizzati in bronzo od ottone, come anche ampiamente documentato dai grandi pittori dell’epoca. Un esempio emblematico a tale proposito è quello del celebre “Ritratto dei coniugi Arnolfini” di Jan van Eyck (1434), in cui un ricco lampadario in ottone a sei bracci pende dal soffitto al centro della scena sopra le teste dei due sposi, vero e proprio simbolo di sfarzo e ricchezza.

 

Jan van Eyck, Ritratto dei coniugi Arnolfini, 1434, National Gallery, Londra

 

Agli inizi del XVI secolo le forme di questi lampadari domestici diventano sempre più ricercate e la decorazione è vieppiù ricca e articolata. A tal punto che i lampadari più raffinati vengono completati da piccole sculture poste a coronamento della struttura con funzione ornamentale e al tempo stesso simbolica. I soggetti di queste sculture sono spesso figure di santi, di angeli o anche animali come ad esempio leoncini rampanti, ed in certi casi sofisticati compare anche la figura della Madonna, sia nella versione tipicamente nordeuropea della Madonna raggiata che secondo l’iconografia più tradizionale della Madonna con il Bambino, come nel caso dell’opera qui presentata.

 

 

Il tratto distintivo che consente di identificare queste rare statuette come inequivocabili elementi di un lampadario é il foro sulla testa della figura, strutturalmente necessario al transito dell’asta verticale del lampadario stesso a cui si agganciano i bracci. In questo caso Maria è raffigurata in piedi e con la mano destra chiusa e protesa in avanti (forse in origine così disegnata per reggere uno scettro) mentre con la sinistra tiene il Bambin Gesù ignudo. La Vergine indossa una veste ricamata aderente in vita in virtù di una cintura e un ampio e lungo manto che scende a terra con pieghe articolate fino a coprirle i piedi. I capelli sono sciolti e lunghi e sul collo compare una collana con un pendente.

 

A sinistra: Madonna con il Bambino, Galleria Alessandro Cesati, Milano; a destra: Madonna con il Bambino, Rijksmuseum, Amsterdam

 

Tra gli esemplari museali paragonabili alla figura qui esaminata possiamo menzionare una Madonna col Bambino conservata nei Musei Reali di Belle Arti di Bruxelles, ed in particolare modo un’altra Madonna con il Bambino, conservata al Rijksmuseum di Amsterdam similissima alla nostra  sia per dimensioni che per dettagli formali e stilistici: le due figure differiscono leggermente solo nella decorazione della collana e nei panneggi del mantello della Vergine, mentre per altri aspetti, come ad esempio le linee del viso della Madonna o la posa del Bambino l’analogia é talmente precisa da immaginare che le due sculture siano state realizzate nella medesima bottega.

 

 

L’idea di decorare un oggetto funzionale come un lampadario con una statuetta decorativa raffigurante la Madonna con il Bambino è il segnale evidente di un intenso sentimento di religiosità, particolarmente vivo nel mondo fiammingo di quei secoli, in cui forte era l’esigenza di dimostrare e coltivare la fede anche all’interno della propria dimora. E ciò spiega la presenza di una immagine mariana rassicurante e protettiva, che avrebbe ulteriormente rinforzato con la propria luce spirituale la già intensa luce delle candele.

 

 

MADONNA COL BAMBINO

Ottone

Norimberga

1500 circa

Cm 8,2 x 7,7 x 24,7 h

 

Riferimenti: Josy Muller, Laiton Dinanderie, MRAH, Bruxelles 1983, pag. 31; Onno ter Kuile Koper & Bronze, 1986, no. 69, p. 56.

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