Un fantastico re degli animali

La figura del basilisco, creatura leggendaria che affonda le proprie origini nella tradizione naturalistica dell’Antichità, in particolare negli scritti di Plinio il Vecchio e dei naturalisti greco-romani, era tipicamente rappresentata come un piccolo serpente capace di uccidere con lo sguardo o il respiro. Il basilisco rappresentava la personificazione estrema della pericolosità insita nella natura selvaggia e l’idea che potesse nascere da un uovo di gallo, covato da un serpente o da un rospo, aggiunse presto un’aura di prodigio e innaturalezza.

 

Basilisco, Bestiario di Ann Walsh (manoscritto GKS 1633 4°), 1400-1425, Kongelige Bibliotek, Copenaghen

 

Durante il passaggio dall’Antichità al Medioevo questa creatura venne in parte ridefinita e infine rappresentata come un mostro ibrido, spesso con testa di gallo, zampe e ali di aquila e coda di serpente, acquisendo nuove valenze simboliche. Nei bestiari medievali il basilisco divenne emblema del peccato, della superbia e della corruzione spirituale, mentre la sua presenza nell’immaginario collettivo si consolidò grazie a racconti moralizzanti che ne esaltavano la letalità, contrapponendola alla virtù purificatrice della donnola, unico animale in grado di sconfiggerlo.

 

Basilisco, Blumen der Tugen, Hans Vintler, fine del XV secolo, Forschungsbibliothek Gotha, Gotha, Germania

 

Entro il 1200 d.C. il basilisco era ormai una figura ricorrente nelle opere enciclopediche e nei manoscritti miniati. Alcune miniature, soprattutto in area anglonormanna e francese, lo raffigurano in pose dinamiche, con colori vivaci e linee sinuose, accentuandone il carattere ambiguo e terrifico ma anche il valore allegorico. Queste raffigurazioni dunque miravano non tanto al realismo, quanto alla trasmissione di significati morali, contribuendo a fissare l’immagine inconfondibile del mostro dal potere mortale. Fra le miniature più celebri raffiguranti un basilisco possiamo citare quella presente nel Bestiario inglese di Ann Walsh e quella dipinta dal tedesco Hans Vintler nel Blumen der Tugen che ritraggono l’animale secondo caratteristiche iconografiche molto affini a quelle dell’opera qui presentata.

 

 

La formella di area francese qui in esame mostra la potente figura di un basilisco ricavato ad altorilievo da un unico blocco di pietra di formato significativo, secondo la canonica iconografia medievale: testa di gallo, zampe e ali di aquila e coda di serpente. Analoghe rappresentazioni del basilisco ricorrono nell’apparato decorativo di numerose architetture europee romaniche e gotiche su capitelli, mensole e architravi, con un evidente significato apotropaico. Tra gli esempi più vicini alla nostra opera vanno sicuramente ricordati: il capitello decorato con un basilisco conservato al Musée du Louvre e il capitello sul portale laterale della Cattedrale di San Ciriaco di Ancona.

 

A sinistra: Capitello decorato con basilisco, pietra calcarea, Francia, primo quarto del XII secolo, cm 63 x 56 x 63,5, Musée du Louvre, Parigi.
A destra: Capitello sul portale laterale della Cattedrale di San Ciriaco, XIII secolo, Ancona

 

Il basilisco è dunque variamente presente nella produzione artistica medievale dell’Occidente dalle miniature ai margini dei manoscritti alla scultura ornamentale religiosa e la formella qui presentata, con la sua forza magnetica e il suo mistero, è certamente una preziosa testimonianza di questa tradizione iconografica.

 

 

BASILISCO

Pietra calcarea

Francia

Prima metà XIII secolo

Cm 51 x 31 h x 16

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