Un bacile cinese datato 1623

La fusione del ferro, intesa come tecnica che consiste sostanzialmente nel colare del metallo fuso in uno stampo al fine di produrre oggetti di diverso tipo, ha origini antichissime. Se in generale gli esordi della lavorazione del ferro sono da collocarsi in Mesopotamia e in India intorno al 1400 a. C., la produzione di oggetti in ferro fuso fu sperimentata e praticata per la prima volta in Cina quasi mille anni dopo, attraverso una tecnologia che arrivò in Europa solo nel XII secolo.

Le prime testimonianze di oggetti in ferro fuso in Cina risalgono più precisamente al periodo degli Stati Combattenti (V – III secolo a.C.), in corrispondenza dell’invenzione di un antenato dell’altoforno moderno, attraverso cui il minerale di ferro veniva scaldato ad alta temperatura tanto da permettere la produzione su scala relativamente larga di manufatti come utensili, armi e oggetti rituali. Durante la dinastia Han (III secolo a.C. – III secolo d.C.) la tecnologia si perfezionò ulteriormente, suscitando l’interesse della classi nobiliari e diffondendosi in tutto l’Impero. In questo periodo il ferro fuso cominciò a essere impiegato anche per opere scultoree, segnando l’inizio di una lunga tradizione artistica.

 

Incisione tratta dall’Enciclopedia Tiangong Kaiwu redatta da Song Yingxing nel 1637

 

In generale le opere in ferro fuso avevano una destinazione legata al culto religioso (statue di divinità, animali simbolici, incensieri) e più raramente un utilizzo civile. Durante il corso del tempo si raggiunsero livelli straordinari grazie al perfezionamento delle fornaci, che consentirono la realizzazione di opere anche di grandi dimensioni; un celebre esempio della statuaria antica cinese sono i quattro guerrieri che custodiscono il “Deposito degli spiriti antichi” (Gu shen ku) del Tempio Zhongyue, datati 1064 d. C.

 

Uno dei quattro guerrieri in ferro fuso che custodiscono il “Deposito degli spiriti antichi” (Gu shen ku)
del Tempio Zhongyue a Dengfeng,
Henan, XI d.C., fotografato da Donald B. Wagner

 

Nel periodo Song (X – XIII d. C), le opere assunsero linee più eleganti e raffinate, mostrando un equilibrio tra forza e spiritualità e testimoniando l’unione tra maestria tecnica e profonda sensibilità religiosa, elementi centrali dell’arte cinese tradizionale. Tra i vari manufatti di destinazione non esclusivamente religiosa che documentano questa evoluzione della tecnica del ferro fuso vanno menzionati sicuramente alcuni rari recipienti per l’acqua di diverse dimensioni per impieghi domestici e liturgici.

 

 

Questo bacile in ferro fuso di forma ovale allungata è dotato di quattro anelli mobili posti a coppie sui due lati lunghi, quasi certamente previsti appositamente per agevolarne lo spostamento, poggia su quattro semplici piedi squadrati e la sua particolarità più notevole risiede nell’eleganza della decorazione, frutto di un’attenta rifinitura dopo la fusione. Su un lato lungo compare un incantevole crisantemo, sull’altro lato lungo uno splendido giglio, mentre su un lato breve è presente la seguente iscrizione in caratteri cinesi, che è così traducibile: “primo giorno del terzo mese lunare del secondo anno del regno di Tien Ch’I”, che corrisponde a un giorno di marzo dell’anno 1623; sotto l’iscrizione compare un piccolo foro che facilitava lo scarico dell’acqua, originariamente chiuso da un tappo, mentre l’altro lato corto è ornato da un motivo vegetale.

 

 

Molto probabilmente in origine questo bacile era collocato in un giardino monastico a scopo decorativo ed era destinato a contenere fiori di loto e/o pesciolini rossi. Allo stato attuale delle conoscenze non si conoscono altri esemplari in ferro fuso di questo tipo risalenti al XVII secolo e dunque questo bacile rappresenta un raro e raffinato documento di una tradizione metallurgica cinese di antichissima origine.

 

 

 

BACILE

Ferro fuso

Cina

Dinastia Ming (1368-1644)

Datato 1623

Cm 74 x 47 x 31h

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