Navigation
Un dolce san Sebastiano del Brabante

Un dolce san Sebastiano del Brabante

Questa interessante scultura lignea, che conserva ancora la sua bella policromia originale, raffigura san Sebastiano ed è certamente stata realizzata nel Brabante, un’area culturale nordeuropea che vanta sin dal medioevo un’importante tradizione di scultura in legno.
Il Santo è legato al tronco di un albero con delle corde, il braccio sinistro fissato sopra la testa e il destro abbassato e ripiegato all’indietro; un panno verde e rosso gli cinge i fianchi e le gambe sono leggermente flesse, coi piedi poggiati in direzioni opposte su una base tondeggiante.
Il volto sereno con soavi occhi a mandorla, sopracciglia arcuate e una bocca minuta, è rivolto verso il basso ed incorniciato dai capelli, ordinatamente divisi da una scriminatura centrale, che cadono ai lati del suo viso con brevi riccioli.
Diversi elementi inducono ad attribuire questa scultura alla cerchia del “Maestro di Koudewater” (Meester van Coudewater), uno scultore attivo nel Brabante settentrionale intorno alla seconda metà del XV secolo e del quale si conoscono non più di una decina di sculture.

St.Sebastian_Pose Comparison

Sinistra: Maestro di Koudewater, San Michele, Uden, Krona Museum | Destra: Maestro di Koudewater, Sant’Agnese, Collezione Privata

Anche se la posa di questo San Sebastiano è più aperta e dinamica rispetto ad altre opere attribuite allo scultore, è significativa la somiglianza nella chioma della nostra scultura con quelle di due sculture del Maestro di Koudewater: il san Michele del museo Krona di Uden  e una sant’Agnese in collezione privata . Vi sono poi ulteriori punti di confronto: la piccola base rotonda ritorna anche nella scultura di Uden, così come la forma della bocca, le sopracciglia arcuate e il naso dritto; altre somiglianze si possono evidenziare nel trattamento delle mani; tutte e tre le sculture sono scolpite in legno di noce, un’essenza prediletta dal Maestro di Koudewater rispetto al legno di quercia, molto più comunemente usato in quest’area; infine tutte e tre sono approssimativamente della stessa misura: san Sebastiano, h 81 cm; san Michele, h 96 cm; sant’Agnese , h 73 cm.

S.Sebastian_details

La scultura raffigura in modo inequivocabile san Sebastiano, l’ufficiale dell’esercito di Diocleziano (284 – 313) che, saettato, sopravvisse grazie alle cure della pia Irene, ma poi ripresentatosi davanti a Diocleziano fu giustiziato. Le sue spoglie sono seppellite a Roma nelle catacombe dei SS. Pietro e Paolo -dove troviamo una delle primissime testimonianze della sua raffigurazione. Come racconta la Legenda Aurea, durante la peste del 680, le reliquie del Santo furono trasportate a Pavia e fecero miracolosamente cessare la piaga: da questo momento in poi, san Sebastiano viene venerato tra i santi della guarigione, insieme a san Rocco e san Cristoforo.
Se nel Medioevo il santo è raffigurato come un soldato in armatura, dalla seconda metà del Trecento in poi si assiste a un radicale mutamento iconografico: san Sebastiano diventa un bellissimo giovane, dall’aspetto efebico e virginale. Del resto, proprio il dio Apollo, invocato in casi di peste, nelle raffigurazioni di epoca classica offre il suo splendido corpo nudo alla vulnerabilità, proprio come il corpo del martire è offerto, indifeso, al martirio. Il supplizio però acquisisce da subito anche un senso metaforico: le piaghe sul corpo sono infatti l’unica traccia visibile delle sofferenze dello spirito. Naturalmente, per gli artisti rinascimentali, solo la figura di Cristo e quella di san Sebastiano offrono l’occasione di raffigurare il corpo di un uomo seminudo: il santo, in particolare, che spesso assume una posa contorta, diventa teatro dei più intensi risultati di resa anatomica.

Sebastian_whole-view

Tornando ora alla nostra scultura, il curioso dettaglio dei piedi, incrociati come in un passo di danza, appare intorno al 1470 soprattutto in area germanica e risponde a quel gusto per i corpi contorti tipico del nord Europa; qui, però, l’anatomia addolcita che evidenzia i volumi dei muscoli ci porta indubbiamente verso l’area del Brabante settentrionale, caratterizzata dal gusto per i tratti arrotondati e l’ingentilimento degli spigoli.

L’origine di questa posa può essere rintracciata in due invenzioni dei più grandi artisti della grafica della fine del Quattrocento: un’incisione di Martin Schongauer (c. 1435 – 1491) e un disegno a punta d’argento di Hans Holbein (c. 1460-1524), reinterpretato nel bellissimo reliquiario oggi al Victoria and Albert di Londra. La posa incrociata e contrapposta degli arti inferiori è senza dubbio un espediente iconografico che fa parte del vocabolario dell’instabilità, della fragilità e del cedimento.

St.Sebastian_Pose Comparison

Sinistra: M. Schongauer, San Sebastiano (incisione), New York, Metropolitan Museum. | Centro: Reliquiario argenteo di san Sebastiano, c. 1497, Londra, Victoria and Albert Museum. | Destra: H. Holbein, San Sebastiano (disegno a punta d’argento, 1497-1500), Londra, British Museum.

La vulnerabilità e la disponibilità al martirio sono evocati anche da un’altra particolare caratteristica formale: il braccio alzato che espone il fianco, spesso il sinistro, sede del cuore. Questa posa comporta l’impossibilità di proteggere gli organi vitali ed è un gesto, profondamente radicato nell’immaginario della cultura occidentale, che attraversa tutta la storia dell’arte, dall’antica Grecia ai giorni nostri (F. Gury 2005). Tra le più note raffigurazioni del san Sebastiano col braccio sinistro alzato, può essere menzionata la meravigliosa invenzione di Hans Memling (ca. 1475; Bruxelles, Musée des Beaux-Arts). A una più attenta osservazione si nota anche come nel dipinto di Memling e nella maggior parte delle raffigurazioni del santo realizzate nella seconda metà del Quattrocento, il braccio destro di san Sebastiano, cioè quello abbassato, sia normalmente legato al tronco all’altezza del polso; invece, nel citato disegno di Holbein, come nella nostra scultura, quel braccio destro è legato, diversamente, all’altezza del gomito, dimostrando un ulteriore legame tra l’invenzione del maestro tedesco e la scultura qui analizzata.

S.Sebastian_comparison

Sinistra: H. Memling, Il martirio di san Sebastiano, c. 1475, Bruxelles, Musée des Beaux-Arts (particolare) | Destra: H. Holbein, San Sebastiano, London, British Museum (particolare).

In conclusione, è interessante notare come in questa rara scultura brabantina il corpo nudo, dolce e bellissimo di Sebastiano non venga in alcun modo scalfito o umiliato dal martirio e dalle ferite, rappresentando la solidità della fede e della speranza nella sofferenza e davanti a qualunque avversità (Darriulat 1998).

Sebastian_side

Maestro di Koudewater, bottega del
SAN SEBASTIANO
Brabante settentrionale
Fine XV secolo
Legno di noce policromato
Cm 81 h
Studio a cura di Nicolas Hendrickx, M.A. Courtauld Institute of Art

Riferimenti: L. Réau, Iconographie de l’art chrétien, 3 chap. 2, Presses Universitaires de France, 1958; Saint Sébastien. Rituels et figures, catalogo della mostra (Parigi, Musée National des Arts et Traditions Populaires, 25 novembre – 16 aprile 1984), a cura di J. Cuisinier, Parigi, 1983 ; J. Darriulat, Sébastien, le renaissant : sur le martyre de saint Sébastien dans la deuxième moitié du Quattrocento, Paris 1998 ; Van Liebergen, a cura di, Beelden in de Abdij. Middleeuwse kunt uit het noordelijk deel van het hertogdom Brabant, Nijmegen, 1999; W. Prins, a cura di, Deftige Devotie. Museum voor religieuze kunst Uden, Uden, 2003; F. Gury, De l’amazone blessée à Saint Sèbastien, in Iconografia 2005. Immagini e immaginari dall’antichità classica al mondo moderno, Roma 2006, pp. 335-351.

Cookies Policy