Navigation

Angelo Biancini – Angel with Cithara, 20th century

Angelo Biancini - Angel with Cithara, 20th century


Angelo Biancini (Castel Bolognese 1911 – 1988)
ANGEL WITH CITHARA
Mixed media
1947- 48
Cm 57 x 15 x 80h

“His sculptures tend to an intense yet subtle spiritualism fully respecting reality.” These few words by an Emilia-born critic and contemporary to Angelo Biancini suffice in describing this delicate Angel with Cithara, a representative work of the artist, considered among the best 20th century Italian sculptors as of the 1930s, thanks to his sculptural-figurative style inspired by antiquity and Italian Renaissance, influenced by his master Libero Andreotti.
Religious subjects, and likewise depiction of humble characters often from the labouring classes, were always the themes preferred by Angelo Biancini: these allowed him to explore the emotional expressivity of the people portrayed. The late 1940s saw him focus particularly on a series of altarpieces and religious compositions that revealed his sincere sense of the sacred, as in this refined work, where the artist succeeded in merging his expert ceramicist’s skills with sculpture’s language, yielding a result with great religious depth.
Enclosed in a sort of niche, and fruit of the unfinished approach, the angel appears as if plucked from a heavenly choir, bringing to mind Renaissance holy conversations. Its meditative gaze tilted skywards and its hand placed on the cithara seems to wish to accompany us towards the melody it is playing, as if inviting us to take part in this intimate spiritual concert. It is no coincidence that the artist himself, in writing the letter travelling with the work, suggested to his friend and collector to set it “un po’ alto da terra, m. 1.50 circa”: the height Biancini deemed ideal for the right viewing perspective. The angel’s tresses, its halo, its wings and the cithara are all described through fine decorative elements taken from the Italian Renaissance tradition. The gilding, which intentionally does not fully cover the surface, highlights every detail, emphasising the movement of the drape and the three-dimensional quality of the composition, with a highly expressive result.

Bibliography: Angelo Biancini. Sculture, edited by Franco Solmi, ‘Città di Jesi – Rosa Papa Tamburi’ award, 6th edition, p. 56

Contact us for more info >



Angelo Biancini (Castel Bolognese 1911 – 1988)
ANGELO CON CETRA
Tecnica mista
1947- 48
cm. 57 x 15 x 80H

“La sua scultura tende ad un intenso e sottile spiritualismo pur nel pieno rispetto della realtà”: basterebbero queste poche parole di un critico emiliano contemporaneo di Angelo Biancini per descrivere questo delicato Angelo con la cetra, che ben rappresenta l’artista emiliano, considerato tra i maggiori scultori italiani del Novecento già dagli anni Trenta, grazie al suo stile plastico-figurativo ispirato all’antichità e al Rinascimento italiano, influenzato dal suo maestro Libero Andreotti.
I temi religiosi, così come le raffigurazioni di personaggi umili e popolari, furono da sempre tra gli argomenti preferiti di Angelo Biancini, che gli permisero di poter indagare le espressioni emozionali dei soggetti ritratti. In particolare sul finire degli anni Quaranta si dedicò ad una serie di pale d’altare e composizioni religiose che rivelano il suo sincero senso del sacro, come in questa raffinata opera, dove l’artista riuscì a fondere le sue abilità tecniche di esperto ceramista con il linguaggio formale della scultura creando un risultato di grande intensità religiosa.
Racchiuso in una sorta nicchia, frutto della tradizione del non finito, l’angelo sembra come estrapolato da un coro angelico che richiama alla mente le sacre conversazioni rinascimentali, il suo sguardo assorto rivolto verso l’alto e la mano posta sulla cetra sembrano volerci accompagnare verso la melodia che sta suonando come per invitarci a partecipare a questo concerto intimo e spirituale. Non a caso l’artista stesso, nella lettera che accompagna l’opera, suggerisce all’amico e collezionista di collocarlo “un po’ alto da terra, m. 1.50 circa”: altezza che il Biancini riteneva ideale per avere la giusta prospettiva di visione. La capigliatura dell’angelo, la sua aureola, le sue ali e la cetra sono descritte attraverso elementi decorativi calligrafici, ripresi dalla tradizione italiana rinascimentale. La doratura, che intenzionalmente non ricopre tutta la superficie, mette in risalto ogni particolare sottolineando il movimento del panneggio e la volumetria della composizione con un risultato di grande espressività.

Bibliografia: Angelo Biancini. Sculture, a cura di Franco Solmi, Premio ‘Città di Jesi – Rosa Papa Tamburi’, VI edizione, p. 56

Per maggiori informazioni >