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Right Leg, Parian Marble, Roman Empire, I-II century AD

Right Leg, Parian Marble, Roman Empire, I-II century AD


RIGHT LEG
Parian marble
Roman Empire
I – II century AD
H. cm. 74, L. cm 18, P. cm 20

This charming and sensual leg certainly belongs to a sculpture made using the acrolith technique. This technique, already employed in the 5th century BC, was focused on the unclothed parts of the sculpture, which were made using a material more valuable than the one used for the rest of the work and achieved the peak of its expression in the sculptures of Phidias, such as the Zeus of Olympia or the Athena in the Parthenon.
Carved in Parian marble, our leg was the right leg of a life-size or slightly larger than life-size figure. The leg has soft surfaces that suggest that the statue had an uncertain static arrangement: the figure was supported by the left leg, while the right leg -the one in question here – only just touched the ground with the tip of a toe. Half way up the thigh, the leg would have fitted into a figure, most probably of a young goddess or of a satyr.
The acrolith technique was particularly suited to use in sculptures made with Parian marble, which was extremely appreciated for highly-prized sculptures, for its typical grain, able to make the surfaces particularly luminous, and it was also called lychnites, because of its characteristic of amplify light, as Pliny already reports in his Naturalis Historia, and for that also used for the production of oil lamps.
Connected via a lead joint to a torso – now lost – this sculpture once belonged to a figure whose iconography depended on one by Praxiteles himself or by another sculptor of comparable formal sensitivity, of which the leg in question constitutes a replica of particular distinction in the acrolith technique, probably made from a famous original during the Augustan age.

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GAMBA DESTRA
Marmo pario
Impero Romano
I – II secolo DC
H. cm. 74, L. cm 18, P. cm 20

Questa affascinante e sensuale gamba appartiene certamente ad una scultura realizzata nella tecnica dell’acrolito. Questa tecnica, già impiegata nel V secolo AC, privilegiava le parti nude delle sculture, che venivano realizzate con materiale più nobile rispetto a quello utilizzato per il resto, e trova la massima espressione nelle sculture di Fidia, quali lo Zeus di Olimpia o la Athena del Partenone.
Scolpita in marmo di Paros, la nostra scultura era la gamba destra di una figura al vero o di misura leggermente superiore. La gamba presenta superfici morbide che suggeriscono una statica particolare: una figura sostenuta dalla gamba sinistra, mentre la destra, quella in esame, toccava leggermente a terra con la punta del piede. La gamba s’innestava a metà coscia in una scultura probabilmente di una giovane divinità o di un satiro.
La tecnica dell’acrolito era particolarmente indicata per le sculture di marmo di Paros, poiché era molto amato per le sculture di grande pregio, grazie alla sua caratteristica grana in grado di rendere le superfici particolarmente luminose, ed era infatti anche chiamato lychnites, per la sua capacità di amplificare la luce, secondo quanto già riportato da Plinio nella sua Naturalis Historia, e per questo utilizzato anche per la fabbricazione di lucerne e lampade ad olio.
Collegata ad un torso oggi disperso attraverso un perno piombato, questa scultura apparteneva ad una figura iconograficamente dipendente da una dello stesso Prassitele o di uno scultore a lui vicino per sensibilità formale, del quale la gamba in esame costituisce una replica di particolare pregio nella tecnica dell’acrolito, probabilmente realizzata da un originale famoso in età augustea.

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