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TEFAF Maastricht 2019: una nuova selezione

Anche quest’anno la galleria Alessandro Cesati partecipa, per la ventunesima volta, alla TEFAF di Maastricht (16-24 marzo 2019) proponendo una nuova selezione di importanti sculture e oggetti d’arte in uno stand con due ambienti, il primo dedicato al Medioevo e al Rinascimento, e il secondo alla cultura barocca.

Al centro del primo ambiente dello stand, verrà orgogliosamente presentato uno straordinario Cofanetto senese della metà del Trecento, la cui grande importanza ha spinto alla pubblicazione di un volume dedicato, coi contributi del professor Andrea De Marchi e della dottoressa Chiara Guerzi: uno scrigno per piccoli e preziosi oggetti, attribuito ad un artista senese della cerchia dei Lorenzetti e vicino a Lippo Vanni, e ritenuto l’esemplare più antico tra i cosiddetti cofanetti ‘a pagoda’.

Fra le numerose sculture lapidee, si potrà ammirare una bellissima Madonna del Libro di Cristoforo Mantegazza (Milano, 1429-1479)- uno dei più importanti artisti del Quattrocento lombardo e lo scultore prediletto di Galeazzo Maria Sforza- la cui provenienza risale fino a un famoso e nobile collezionista italiano della seconda metà dell’Ottocento. L’opera, di grande dolcezza e peraltro già nota alla critica, è stata recentemente ristudiata permettendo di riconoscervi un piccolo capolavoro di questo ispirato scultore milanese.

Una delle novità assolute di quest’anno sarà anche un inedito Trittico con Scene della vita di Cristo, di grandi dimensioni e in eccezionali condizioni conservative, realizzato dalla bottega degli Embriachi, attiva a Firenze e a Venezia tra il 1370 e il 1430 circa e specializzata nell’intaglio dell’osso e dell’avorio.

Come sempre, sarà presentata ai collezionisti anche una raffinata selezione di ferri, con bellissimi battenti e serrature.

Nel secondo ambiente, principalmente dedicato ad opere di epoca barocca, i collezionisti potranno ammirare una intensa coppia di sculture in avorio di grande taglia, raffiguranti la Vergine e San Giovanni, recentemente riattribuite alla mano di Johann Balthasar Stockamer (1634-1700 circa), un noto scultore tedesco specializzato negli avori che spese diversi anni in Italia lavorando a Roma per il Cardinale Leopoldo de’ Medici.

Vi aspettiamo a Maastricht!

TEFAF Maastricht – stand 155
MECC, Maastricht, 16-24 Marzo 2019

Per maggiori informazioni visitate tefaf.com

Un Candeliere ‘a Tempo’

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Questo curioso e raro marchingegno in ferro forgiato e inciso appartiene alla grande categoria dei candelieri da tavolo e viene anche classificato come candeliere ‘a tempo’ perché permetteva di calcolare empiricamente la durata della fiamma della candela.
Questo raffinato oggetto è costituito da un piattello quadrato, sagomato e inciso sorretto da quattro sottili gambette parzialmente ritorte con piedi a conchiglia; al centro del piattello si erge un piccolo fusto lavorato, sulla cui sommità è imperniata una sorta di forbici a molla elegantemente sagomate e incise che fungono da smoccolatoio. Al piattello è fissato un manico lavorato terminante a conchiglia, utile per il trasporto del lume da una stanza all’altra.
Intorno al fusto veniva arrotolata una particolare candela: una specie di gomitolo di filo cerato la cui estremità andava bloccata tra le lame delle forbici sporgendo di qualche centimetro. Una volta accesa la candela, questa si consumava sino al punto in cui la fiamma raggiungeva le forbici, che andavano a spegnerla automaticamente.
Ipotizzando che un centimetro di candela potesse corrispondere a 15 minuti di luce circa, si poteva dunque prestabilire la durata della luce a seconda della necessità, impostando la lunghezza della candela lasciata al di sopra delle forbici. Un intero gomitolo di filo cerato poteva durare fino 70 ore, e questo sistema rappresentava anche un modo di economizzare il consumo della candela stessa.

CANDELIERE ‘A TEMPO’
Ferro forgiato e inciso
Italia settentrionale
Sec. XVIII
Cm 11 x 18 x 14 H
Riferimenti : AA.VV., Antichi Strumenti dalla Collezione Nessi, Milan 2004, p. 334; Vittorio Fagone, Il momento artigiano: aspetti della cultura materiale in Italia, Milan 1976, p. 39; AA.VV., Objets civiles domestiques, Imprimerie Nationale, Paris 1984, p. 430, n° 2064.

Un Giovane alla Biennale di Venezia del 1932

Questa bella testa in bronzo ritrae il figlio dell’artista in età adolescenziale. I capelli mossi, disposti su un lato, ricadono parzialmente sulla fronte. Lo sguardo in avanti e la bocca morbidamente chiusa trasmettono quella sensazione di innocente stupore, così caratteristica di quella giovane età. La superficie del bronzo, gentilmente increspata, ammorbidisce la luce richiamando quell’effetto impressionistico e scapigliato tipico di altri scultori contemporanei come Libero Andreotti, Italo Griselli e Francesco Messina. Ma qui, nella sua posa sicura e nello sguardo attento, si coglie il vitalismo e la potenzialità del giovane adulto, così apprezzate nei ragazzi di quegli anni, insieme a una bellezza efebica che richiama l’estetica classica. Baglioni e tutta la scultura italiana degli anni Trenta ricercano un rinnovato umanesimo proprio guardando all’antico.
Alla sua prima Biennale di Venezia, la 18ma edizione del 1932, Baglioni esponeva nella sala 19 due sculture, una delle quali è proprio quella presentata qui: lo attesta sia un’etichetta con il titolo dell’opera che ancora si trova incollata sotto la base originale, sia due fotografie realizzate in quell’occasione e oggi conservate all’ASAC (Archivio Storico dell’Arte Contemporanea, Venezia).

Umberto Baglioni, nato in Calabria (Scalea 1893), si trasferisce a Torino nel 1917, dove studia con Edoardo Rubino all’Accademia Albertina, inizialmente aderendo all’ambiente scapigliato e liberty della ricca e viva Torino di quegli anni, per poi avvicinarsi al Neoclassicismo romano. Elogiato già nel 1919 per “la capacità di raggiungere alte vette e di avvolgere l’opera con un velo mistico”, apre intorno al 1920 un proprio studio.
Partecipa alla Biennale di Venezia per sei volte a partire dal 1932; nel 1942 gli viene addirittura riservata un’intera sala dove espone undici sculture e la critica commentava: “Napoleone Martinuzzi e Umberto Baglioni respirano un’atmosfera più calma, vivono in un mondo più sereno, dove il sentimento è contenuto e dominato dal gusto; la loro Musa […] (è) Tersicore, musa dall’agile passo e dell’equilibrio difficile” (Le tre Venezie, 1942 p. 263).
Nel 1936 eredita la cattedra del suo maestro Edoardo Rubino all’Albertina, e nel 1937 dopo aver vinto un concorso tra 56 artisti, porta a compimento a Torino una delle sue opere più conosciute: la coppia di fontane con due grandi sculture in marmo rappresentanti il Po e la Dora, tipica espressione del Neoclassicismo novecentista.

Umberto Baglioni (Scalea 1893-Torino 1965)
“MIO FIGLIO”
Bronzo
1930 circa
Cm 16 x 24 h
Esposto alla XVIII Biennale di Venezia (1932), come da etichetta sottostante la base.
RIFERIMENTI: Enzo Le Pera, Arte di Calabria tra Otto e Novecento, Catanzaro 2001, p. 21; Marco Vallora, Dal divisionismo all’informale: tradizione, visionarietà e geometria nell’arte in Piemonte 1880-1960, Mazzotta 2011, p. 233.

Un Capolavoro Rinascimentale in Ferro e Oro

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Questa splendida cerniera da borsellino è un esemplare molto raro di una tipologia di oggetto poco conosciuta. Si tratta di una chiusura per scarsella, cioè la borsa che serviva ai nobiluomini, ai banchieri, ai cambiavalute e ai mercanti -rigorosamente uomini- per contenere denaro, ma anche chiavi, lettere e documenti o il fazzoletto bianco, accessorio imprescindibile del gentiluomo adulto; sicuramente la scarsella era un simbolo del potere e dell’importanza della persona che la indossava. Non aveva manico o tracolla ma si appendeva per mezzo di ganci metallici alla cintura e si indossava sul lato destro; inoltre, era spesso coordinata con la fibbia della cintura e con l’elsa della spada, che invece si teneva a sinistra.

1. Alessandro Allori, Ritratto di Tommaso de’ Bardi, 1560 circa, Sotheby’s 2014, particolare. 2. G. Mazzola Bedoli (ca. 1505 - ca. 1569), Ritratto di un giovane della famiglia Bracciforte, 1560 circa, Rochester (NY), Memorial Art Gallery, inv. 76.13, Marion Sutton Gould Fund

1. Alessandro Allori, Ritratto di Tommaso de’ Bardi, 1560 circa, Sotheby’s 2014, particolare.
2. G. Mazzola Bedoli (ca. 1505 – ca. 1569), Ritratto di un giovane della famiglia Bracciforte, 1560 circa, Rochester (NY), Memorial Art Gallery, inv. 76.13, Marion Sutton Gould Fund

Sin dal medioevo, la scarsella è formata da una sacca di pelle o di velluto e chiusa da una montatura in metallo, in bronzo o più spesso in ferro; forme leggermente diverse erano usate dai cacciatori e dai pellegrini. Esistono diversi dipinti e ritratti di gentiluomini che indossano scarselle e in alcuni musei internazionali si conservano delle chiusure, che in rari casi hanno ancora il velluto originale. Tra queste tuttavia, le chiusure rinascimentali italiane di qualità elevata sono davvero poche e solo raramente sono dorate (New York, Metropolitan Museum; Cleveland, Museum of Art; Ecouen, Musée National de la Renaissance; Paris, Petit Palais; Vienna, Kunsthistorisches Museum; London, Wallace Collection).

a.New York, Metropolitan b.Ecouen, Musée de la Renaissance c.Paris, Petit Palais

a.New York, Metropolitan Museum
b.Ecouen, Musée de la Renaissance
c.Paris, Petit Palais

 

Questo piccolo capolavoro mostra una decorazione raffinata e complessa sul fronte: la parte inferiore presenta al centro la figura di Nettuno barbuto e col tridente, reclinato entro una cartella ovale ornata da volute e borchie; Nettuno è affiancato dalle allegorie di due Fiumi, rappresentati come figure maschili poggianti su un orcio; il resto è decorato con intrecci di volute e una coppia di maschere alate. Nella parte superiore, compare un’altra triade di figure con al centro Giove, seduto su un trono e racchiuso in una cartella ovale, a sinistra Marte, in tenuta bellica con elmo e spada, e a destra Vulcano, con le gambe incrociate; tutte le figure, scolpite in bassissimo rilievo, si stagliano su un fondo dorato e sia Marte che Vulcano sono racchiusi da due ricche volute; i lati discendenti sono pure decorati con intrecci e volute. Anche il retro è decorato sulla metà superiore, con dischi sovrapposti, volute, intrecci di elementi geometrici, e reca i piccoli fori che servivano per cucire il velluto del borsellino.

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Lo stile e il tipo di lavorazione del ferro sono gli stessi che ritroviamo nelle più belle armature Cinquecentesche realizzate dai celeberrimi armaioli milanesi come i Negroli, Pompeo della Cesa e il Piccinino, che servivano le più importanti famiglie italiane ed europee. Oltre alle armi e alle armature che li resero così celebri, all’interno delle loro botteghe venivano infatti prodotti oggetti diversi di estremo lusso in acciaio o in ferro, come stipi e monetieri, specchi, candelieri, reliquiari, chiusure da borsa, fornimenti da cintura, else per spade, morsi, staffe, selle e fiasche da polvere. Della reale esistenza del leggendario ageminatore Martino Ghinelli non ci sono prove, ma sono documentate due grandi botteghe specializzate: quella di Giovan Battista Panzeri, detto lo Sarabaglia (Milano, circa 1517-1587), geniale allievo di Filippo Negroli, che realizzò oggetti in ferro dorato per Ferdinando Duca d’Aosta, Filippo II di Spagna e i duchi di Mantova; e quella di Giovanni Antonio Polacini detto Romerio o Romé (circa 1527- tra 1595 e 1602). Delle chiusure di borsetta, che possiamo immaginare simili a questa, sono elencate nell’inventario della società fatta da Panzeri e da Marco Antonio Fava, un altro importante artista del ferro (S. Leydi 2016).
Gli armaioli milanesi raggiunsero i più alti livelli nella lavorazione del ferro. Le loro tecniche, come la microscultura, furono usate solo in rarissimi casi anche per oggetti civili, come questa cerniera rinascimentale che è davvero straordinaria: un manufatto ulteriormente impreziosito dalla rara presenza combinata della doratura in foglia e dell’ageminatura (una complessa tecnica di intarsio di fili di metallo prezioso su un fondo metallico scuro). La sorprendente conservazione della doratura costituisce un elemento di ulteriore rarità del pezzo.
L’elevatissima qualità di questo oggetto, la grande difficoltà tecnica necessaria per realizzarlo e il tema mitologico che si riferisce a divinità maschili fa supporre che essa sia stata realizzata per un importante e abbiente personaggio, forse legato al mondo marittimo per privilegi o attività economiche. La ricchezza della decorazione, tipica del tardo manierismo, consente di datare il pezzo tra la metà e il terzo quarto del Cinquecento.

intero

CERNIERA DA BORSELLINO
Ferro forgiato e scolpito, dorato e ageminato in oro
Italia (Milano)
1570 circa
Cm 13 x 12

Riferimenti: La collection Spitzer : Antiquité, Moyen-age, Renaissance, Paris, Maison Quantin 1891, tome 3, p. 47, n° 20; Henri-René d’ Allemagne, Ferronerie ancienne, Catalogue du Musée Le Secq des Tournelles à Rouen, 2 voll. Schemitt, Paris 1924 (trad. americana Decorative antique ironwork, Dover Publ., New York 1968), tav 250; M. Delpierre, Indispensables accessoires, XVIe – XXe siècle, catalogo della mostra (Paris, Musée de la Mode et du Costume, 8 dicembre 1983 – 23 aprile 1984, Palais Galliera), Paris 1983, p. 57, cat. 362-382 ; S. Leydi, Mobili milanesi in acciaio e metalli preziosi nell’età del Manierismo, in Fatto in Italia, dal Medioevo al Made in Italy, catalogo della mostra (Torino, Venaria Reale, 19 marzo – 10 luglio 2016, ed by A.Guerrini), Milano 2016, p. 121-137.

Alessandro Cesati ad AMART Milano

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La mostra AMART, organizzata dall’Associazione Antiquari Milanesi è terminata la scorsa domenica, accogliendo quasi seimila visitatori e numerosi ospiti illustri.
La fiera ci ha offerto la possibilità di mostrare sculture e oggetti d’arte dal Medioevo al Novecento, che hanno suscitato grande interesse ed entusiasmo in molti collezionisti e appassionati.@INSIDE ARTICLE_DEF
Tra le opere esposte, una figura allegorica femminile in bronzo dorato, opera di uno scultore veneziano del Seicento; uno spettacolare rilievo in cera rappresentante l’Adorazione dei Pastori, realizzato nella seconda metà del Settecento da un abile ceroplasta siciliano e ancora custodito nella sua cornice originale, di cui abbiamo parlato in un nostro articolo; un elegante e slanciato torchietto da sigilli in ferro forgiato, scolpito e inciso, realizzato in Italia nel XVII secolo.
Grazie ad Amart, Milano riprende una tradizione artistica che si era interrotta da qualche anno.
A presto!Torchietto_Italia

CELEBRIAMO I NOSTRI 20 ANNI ALLA TEFAF!

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Quest’anno la galleria Alessandro Cesati celebra orgogliosamente la sua ventesima partecipazione consecutiva al TEFAF di Maastricht (10 -18 marzo 2018) con una importante selezione di sculture e oggetti d’arte dal Rinascimento al Novecento.

Lo stand Cesati occuperà come già l’anno scorso una posizione di grande impatto all’interno della fiera, essendo situato, entrando a destra, immediatamente all’inizio del percorso.

Fra le numerose e significative opere presentate dalla galleria Alessandro Cesati in questa edizione si segnalano alcune rilevanti novità:

– uno spettacolare Forziere barocco della Germania meridionale con due stemmi, l’aquila imperiale e un medaglione col ritratto dell’Arciduca d’Austria Leopold Wilhelm. Per la qualità della decorazione e l’eleganza delle incisioni, il forziere è il risultato di una collaborazione tra un eccellente artefice del ferro e un abile orafo, caratteristica tipica della tradizione di Norimberga

– una straordinaria Coppia di Angeli portacero in marmo di Carrara, recentemente riattribuiti agli scultori Gian Giacomo e Guglielmo della Porta e realizzati nel corso della loro attività genovese, costellata di importanti commissioni per il Duomo cittadino.

– una coppia di intriganti Dipinti Allegorici il cui misterioso significato è stato recentemente svelato, realizzati da un curioso pittore, attivo in Lombardia tra la seconda metà del XVII e l’inizio del XVIII secolo, noto come Maestro della Fertilità dell’Uovo.

– un grande Altorilievo fiorentino in terracotta, commissionato per celebrare la nascita di un figlio della coppia Rospigliosi – Degli Albizzi, e nuova e rilevante testimonianza della fase giovanile di Girolamo Ticciati, importante allievo di Giovan Battista Foggini, celebrato artista alla corte dei Medici.

Il Tefaf di Maastricht ospita più di 280 gallerie d’arte, antichità e design del più alto livello, che all’edizione di quest’anno porteranno i loro migliori pezzi. Ogni sezione presenta alcuni dei più sorprendenti esempi di opere d’arte disponibili sul mercato: la nostra sezione, TEFAF Antiques, è la più grande della fiera e comprende 90 gallerie. Anche col nostro contributo, in questa edizione la scultura sarà particolarmente ben rappresentata.

Vi aspettiamo a Maastricht!

TEFAF Maastricht – stand 155.
MECC, Maastricht, 10-18 Marzo 2018

Per maggiori informazioni: www.tefaf.com